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27 GENNAIO: LA GIORNATA DELLA MEMORIA.

Aggiornato il: gen 27

Credo sia impossibile non parlarne. Anche in questo ultimo anno, dove la pandemia COVID ha omologato i nostri discorsi, rendendo quasi secondario qualsiasi altro evento, è doveroso portare alla memoria quel periodo tragico che ci trasformò in belve. Quel genocidio di massa di cui portiamo vergogna e che deve esserci di insegnamento per tutta la vita, di generazione in generazione. Il 27 gennaio è riconosciuto a livello mondiale come la giornata della memoria. La giornata in cui il nostro pensiero va a tutte le vittime dell'Olocausto, lo sterminio di massa che torturò quanti più possibili esseri umani, poiché Ebrei o non di "razza pura".


Come ogni lunedì ecco il mio consiglio di visione e di lettura. In questa occasione così sentita, dove la cultura e l'informazione non sono mai troppe, ho deciso di darvi ben tre suggerimenti. Al solito, ho cercato di evitare i titoli già conosciuti per invitarvi a spaziare i punti di vista ed i luoghi protagonisti di fatti realmente accaduti.


In fotografia una scena del film "il fotografo di Mauthausen". tratto da una storia vera, per non dimenticare
Francisco Boix, fotografo ed attivista, passato alla storia per le portate sui crimini compiuti all'interno del campo.

"Il fotografo di Mauthausen" FILM

Sono appassionata di fotografia e di storie vere, non è stato difficile catturare la mia attenzione. Tuttavia, vedrete che questo film si farà amare anche da voi.

TRAMA

Francisco Boix è uno spagnolo prigioniero di guerra con un talento: la fotografia. Il campo in cui è internato, Mauthausen, è diretto da un generale con un distorto interesse all'apparenza e all'estetica di quello che lo circonda. Così i prigionieri, le punizioni, le torture, gli abusi, e i vari metodi di sfruttamento, diventano arte da immortalare su pellicola. Inevitabile entrare in simpatia con il protagonista, che tenta disperatamente di sopravvivere fotografando i compagni del campo durante quei terribili momenti, ma già dai primi mesi nel campo di concentramento decide di non voler restare a guardare. Con la mano di altri compagni e carcerati riesce a rubare alcuni negativi ritraenti torture e massacri. Sarà proprio quando irromperanno le truppe all'interno del campo, che Francisco contribuirà a cambiare la storia, prendendo quante più prove possibili dagli archivi degli ufficiali prima che vengano bruciati.

Le prove degli scempi e degli abusi permessi in quei luoghi, la testimonianza di ambasciatori in visita, al corrente di cosa stesse accadendo, saranno testimoni insieme alle parole dello stesso fotografo durante il processo di Norimberga, incriminando le più alte cariche Naziste.


Francisco rimase internato nel campo di concentramento di Mauthausen dal 27 gennaio1941 al 5 maggio 1945, momento dell'irruzione delle truppe americane. Morì 5 anni dopo in Francia, alla giovane età di soli 30 anni e le sue fotografie ed il suo grande gesto non vennero riconosciute prima del 2002. Questo perché durante gli ultimi anni, fu resistente attivo al governo di Francisco Franco, ancora al potere al momento della morte dello stesso Boix.

Genere: storico, drammatico, biografico Durata: 110 minuti Paese: Spagna

Anno: 2018

Produzione: Netflix


La copertina del fumetto Maus, rappresentate gli ebrei come topi, soggiogati dai gatti, i tedeschi.
La copertina del fumetto Maus, rappresentate gli ebrei come topi, soggiogati dai gatti, i tedeschi. Immagine del web

"Maus" LETTURA


I fumetti sono una via di mezzo tra tutte le arti del racconto, e questo mi ha sempre attratta. Tra le grandi armi di questo genere, la possibilità di raccontare tragedie senza sminuirne il valore.


TRAMA

Art Spiegelman racconta l'Olocausto attraverso le sue pagine. Il racconto prende vita grazie a dei topolini incarcerati, nella realtà gli ebrei, sotto il pieno controllo di un gruppo di gatti, i tedeschi. Se già di per sé la sola metafora faccia rabbrividire, è altrettanto importante il contenuto. Le storia che viene descritta, infatti, è la testimonianza di un sopravvissuto ai campi di concentramento di Auschwitz e di Majdanek: il padre di Art stesso.

Il bello di questa tipologia di testo è che per quanto appaia "semplice" sia stato in realtà difficile nella sua realizzazione. Art stesso, spiega di essere spesso colto dal dubbio di poter in qualche modo mancare di rispetto alle vittime dell'Olocausto e di non rendere giustizia a ciò che è accaduto.


La storia è divisa in due libri.

Il primo comprende 6 capitoli e presenta al lettore la situazione e le condizioni di vita dei protagonisti prima della guerra. Il secondo invece ne ha 5 e racconta senza veli le giornate nei campi di concentramento.


Ma in questo racconto c'è molto di più. Ci sono i sentimenti contrastanti di un uomo che vede gli strascichi di torture e guerre sulla mente e sui comportamenti del padre, c'è il senso di frustrazione ed inadeguatezza, c'è la consapevole tristezza che una tragedia di questa portata si sia ripercossa anche sulle generazioni successive.


Non ho competenze per descrivervi la forza di questo fumetto, posso solo invitarvi a cambiare ottica e a tuffarvi in questa lettura. Io l'ho preso da Amazon durante le restrizioni in zona rossa a causa della pandemia Covid19, ma potete trovarlo anche nelle fumetterie più fornite. Vi lascio i link affiliati in caso voleste legger più dettagli e acquistarlo (alcune delle proposte godono dell'iscrizione ad Amazon Prime) "Maus" prima parte, con copertina flessibile ed in italiano: clicca qui.

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Quando ero solo una bambina, i miei genitori mi iscrissero al centro estivo diretto dalla parrocchia del paese. Scommetto che ad alcuni di voi suonerà familiare, molti lo conoscono come C.R.E., centro ricreativo estivo. Tra le attività, i giochi e le preghiere, eravamo soliti intonare un sacco di canti, soprattutto per accompagnare i viaggi in pullman più lunghi. Tra tutti, uno era davvero immancabile "Giona nella balena". Quanti di voi l'hanno inconsciamente appena intonata? Beh, l'ultimo suggerimento di oggi parte proprio da qui.


Jona e suo padre da poco nel campo di concentramento. Per leggere l'articolo www.worldtraveltobemore.com
Una scena presa dal film. Jona e suo padre da poco al campo di concentramento. Immagine del web.

"Jona che visse nella balena"

FILM


La mamma di Jona gli cantava spesso la canzone che portava il suo stesso nome. Ogni volta ripetendogli "se è uscito lui dal ventre della balena, allora noi non dobbiamo mai avere paura".


TRAMA

Amsterdam, 1942.

Dapprima viene vietata la vendita di alimentari agli ebrei, poi viene tolto loro il diritto al lavoro. Jona ha solo 3 anni quando i militari irrompono in casa della sua famiglia per obbligarli ad andarsene.


Una volta traferiti nei campi di concentramento, il padre viene separato dal resto della famiglia e spostato in un campo per il lavoro.

Jona cresce tra gli scherzi dei bambini più grandi e l'aiuto di Simona, una ragazza arrivata nella loro camerata successivamente. Tre anni dopo, la famiglia riuscirà finalmente a congiungersi, ma sarà solo per darsi il definitivo addio. La morte del padre precede di poco l'avvicinamento dei Russi, che obbliga i tedeschi a sfollare nuovamente tutti gli ebrei così che non vengano trovati.


Sarà solo quando gli aerei colpiranno la carovana del treno dei tedeschi ad obbligarli ad allontanarsi, permettendo così ai Russi di liberare tutti i prigionieri.

Il freddo, la fame, la crudeltà e la sofferenza hanno fatto ammalare la madre di Jona, che in preda alla follia viene ricoverata. Non uscirà mai più dall'ospedale ed il piccolo tornerà a vivere ad Amsterdam sotto la tutela di una famiglia presentata allo spettatore durante il corso del film.

Ad oggi, Jona è diventato scienziato e vive ancora ad Amsterdam.


Genere: storico, drammatico, biografico Durata: 110 minuti Paese: Italia, Francia

Anno: 1993

Produzione: Amazon Video


Il film è la reinterpretazione del libro "Anni d'infanzia", il romanzo autobiografico di Jona Oberki. Per avere più informazioni ed acquistare il volume, clicca qui.


Giornata mondiale della memoria. Per non dimenticare, 27 gennaio 2021. Travel to be more, Giada.

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Travel blogger e travel coordinator, insieme al lavoro anche tutta la mia vita gira attorno alla sfera dei viaggi. 

Multipotenziale ed ipersensibile, ho fatto delle mie emozioni altalenanti il mio punto di forza. Viaggiando da sola in luoghi meno battuti, ho consolidato l'idea che i confini debbano esistere solo sulle mappe. Mi sposto in solitaria per godermi tutte le occasioni che il mondo ha da offrirmi, per migliorare come essere umano e come viaggiatrice consapevole. 

In una società dove sono per lo più le cattive notizie a darci il buongiorno ogni mattina, condivido aneddoti su persone incontrate e nuovi luoghi conosciuti. Tra un itinerario e l'altro, viaggio con le tradizioni da casa, e vi porto con me attraverso letture, visioni e ricette di altre culture. 

Credo nel potere delle persone, sostengo che ogni viaggio ci renda esseri umani migliori. Voglio provarlo a quanti più lettori possibili, articolo dopo articolo e, per chi ne avrà piacere , un viaggio di gruppo alla volta. 

Viva la vita!

"You only live once, but if you do it right... once is enough."

Giada.